Il Palio del Serafino

La manifestazione si tiene la seconda domenica di agosto a Sarnano
La sfilata si snoda per le vie del centro storico fino ad arrivare al campo dei giochi. I giochi consistono in prove di forza e di abilità che richiamano la vita quotidiana di un tempo.


L'origine del Palio risale all'antica divisione del territorio in cinque contrade: Bisio, Brunforte, Castelvecchio e Poggio. Nei primi decenni del 1200, dette contrade, concorsero a fondare, su una collina che allora era solo una selva, una comunanza, cioè una spontanea aggregazione che poi diventerà comune, in opposizione ai Signori di Brunforte ed altri Signori del luogo. Il 1° giugno 1265 il cardinale Paltrinieri, legato di Urbano IV, riconoscerà ufficialmente il comune di Sarnano, sciogliendolo da ogni vincolo di sudditanza verso Rinaldo di Brunforte e verso gli altri Signori dei dintorni, compresi quelli di Castelvecchio.
Soltanto Brunforte, Castelvecchio e Poggio parteciparono fin dall'inizio alla fondazione del comune. Esse cinsero le case con un muro nel quale aprirono tre porte rivolte verso le rispettive contrade di provenienza. In una successiva cinta di mura sembra che anche Bisio abbia avuto una porta nel lato che guarda verso la contrada. Piobbico, entrata per ultima, restò priva di porta, tuttavia vanterà in seguito, sulla sommità del paese, la chiesa di Santa Maria. E' difficile determinare con precisione i confini delle contrade, ma si può tentare una ricostruzione generica, soprattutto per le prime tre. Brunforte abbracciava San Cassiano, Terro, Campanotico, le colline di Palura con le montagne retrostanti e una gran arte di paese con la rispettiva Porta Brunforte. Castelvecchio comprendeva Cardagnano, una parte del territorio di Schito, le frazioni sorte ai piedi o intorno all'antico castello (Taliani, Grassetti, Pianelle, Mazzanti ecc.), poi proseguiva fino al fiume Tennacola, oltre il quale si estendeva la parte di paese a cui si accedeva per la Porta di Castelvecchio. Poggio iniziava a Poggio San Costanzo, oltrepassava il Tennacola, comprendeva il versante di Schito prospiciente Sarnano, abbracciava l'ampio e popoloso pendio di Vecciola e il lato di paese che guarda la chiesa di Sant'Agostino (già San Michele del Poggio), dove si apriva la Porta detta di Poggio.
Bisio, al tempo della sua aggregazione al comune (1270-'80) ed anche in seguito, comprendeva almeno una parte di Garulla, le frazioni di Nocelletta e Coste, e parte di Giampereto. Piobbico includeva di certo lo Stinco, Col di Pastine, Rinci, Brilli e come è stato già detto la chiesa di Santa Maria posta in cima al paese.Secondo gli statuti comunali del 1508, risalenti ad altri più antichi, sulla divisione in cinque contrade si basava anche l'ordinamento del comune. Il Palio, nato come espressione del naturale antagonismo tra le contrade, era una competizione che si svolgeva tutti gli anni nella ricorrenza della festa dell'Assunta. In questa occasione si teneva anche una fiera che durava sette giorni e nei periodi di maggiore prosperità si svolgeva in un campo recintato nel piano delle Grazie. L'afflusso di gente e lo spirito agonistico erano tali che negli statuti del 1508 si parla addirittura di guerra tra le contrade. Il 25 luglio dell'anno 1535, nell'imminenza della festa dell'Assunta, si riunì il consiglio generale del comune e al primo posto, tra le proposte da discutere, c'era:"Se piace celebrare la festa dell'Assunta...."(Bastardello 8,318). La proposta venne accolta con la seguente deliberazione:"Si celebri la festa con gli onori e le cerimonie solite" (Ivi,319). Per il mantenimento dell'ordine si mobilitava un piccolo esercito locale chiamato l'Armata, composto di un numero uguale di uomini per contrada (nel 1535 furono 26). Ogni gruppo era comandato da un proprio capitano (conestabile) e tutti sottostavano agli ordini del Capitano della fiera che , per tutta la durata della manifestazione, prendeva il posto del podestà per quanto concerneva l'ordine pubblico.
Nell'anno 1473 si effettuarono tre gare: Il Palio propriamente detto, che forse consisteva in alcune corse a cavallo; il gioco dell'anello che si basava sull'abilità del concorrente nell'infilare, da un cavallo in piena corsa, una lancia, in una serie di anelli di varia grandezza appesi ad un sostegno; il tiro con la balestra, caduto in disuso nel secolo successivo per le invenzioni delle armi da fuoco. Le corse a cavallo si svolgevano lungo la strada che unisce la chiesa di San Rocco al paese; le altre gare avevano luogo sotto la strada, dove il terreno era abbastanza pianeggiante e dove molto probabilmente era l'arena del comune come si accenna in una delibera consiliare del 1418 (Cause civili I,26 v.). Il comune offriva ai vincitori un premio che veniva deliberato e annotato sui registri, uniche fonti che, con abbondanza di dati ci fanno conoscere il Palio.
 

Nel mese di giugno del 1965, in occasione del VII centenario del solenne riconoscimento del comune di Sarnano, è stato ripristinato il gioco del Palio al quale è stato dato il nome di Palio del Serafino. La denominazione di Serafino è stata ispirata dalla nota leggenda sorta attorno allo stemma del comune di Sarnano che, come si sa, è rappresentato da un serafino con sei ali.

Narra la leggenda che poco dopo la fondazione di Sarnano, poiché i Signori dei castelli circostanti non si mettevano d'accordo sullo stemma da dare al nascente comune, san Francesco d'Assisi avrebbe disegnato appunto un Serafino con sei ali. In effetti le contrade dovettero all'inizio, disputare sullo stemma da conferire al comune che avevano concordamente deciso di fondare. L'iniziativa pare che partisse dalla contrada di Brunforte e più precisamente dalla scomparsa Parroccia di Sant'Angelo, posta tra San Liberato e Terro.
La notizia è del 1500 e si trova in un manoscritto (Il Rubricellone) dell'archivio del comune di Sarnano che parla dell'aiuto morale e spirituale dato da San Francesco d'Assisi alla nascente comunità sarnanese. I tempi, però, sono cambiati e si sono rese necessarie alcune modifiche. Le contrade di Bisio e di Piobbico che hanno subito più delle altre lo spopolamento, sono state fuse in una sola con il nome di Abbadia. Nei primi anni del suo ripristino, il Palio del Serafino, consisteva nel gioco dell'anello e vi partecipavano cavalieri forestieri.
In seguito è stato riorganizzato il Palio e sono stati escogitati nuovi giochi tali da permettere la partecipazione effettiva delle contrade. Ora si può assistere alla prova di forza e di abilità del tiro alla fune che ricorda la fatica sopportata, un tempo, dagli uomini nel trascinare grossi pesi. Ecco la corsa con la brocca che ci riporta al tempo in cui le donne andavano a cogliere l'acqua alla fontana pubblica. La salita al palo ci fa rivivere l'abilità nell'arrampicarsi sugli alberi. Il taglio del tronco ci mostra l'antico e duro mestiere del boscaiolo.
  da "Lineamenti Storici"
di Padre Giacinto Pagnani

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